LA FORMAZIONE AI TEMPI DELLA CRISI

L’Isvap ha fissato rigidi obblighi formativi per il settore assicurativo.
E compagnie e intermediari, pressati dall’esigenza di tagliare le spese, scelgono i corsi più economici o il «fai da te».

Com’è cambiata la formazione, al tempo della crisi, dei bilanci magri, dei tagli imposti dalla situazione economico-finanziaria? L’Isvap ha mantenuto tutti gli obblighi formativi previsti dai suoi regolamenti (l’aggiornamento biennale auspicato da molti non è stato accettato), così compagnie e intermediari hanno fatto buon viso a cattivo gioco. Non avendo alternative praticabili, hanno cercato di risparmiare, preferendo corsi meno cari, ricorrendo alla formazione fatta in casa con istruttori

interni o bussando alle porte della formazione finanziata. Il Fondo Banche Assicurazioni (Fba, fondo paritetico interprofessionale nazionale per la formazione continua nei due settori) ha già finanziato con 84,919 milioni di euro 416 piani formativi, nei quali c’erano anche le 30 o 60 ore obbligatorie dell’Autorità di Vigilanza. Fba, al quale hanno aderito finora 745 imprese per un totale di 372.443 dipendenti, prende in considerazione programmi organici costituiti da uno o più progetti formativi finalizzati all’adeguamento o allo sviluppo delle competenze dei lavoratori, in coerenza con le strategie aziendali, anche con la finalità di prevenire eventuali situazioni di crisi. Le azioni formative ammesse a finanziamento devono essere orientate all’aggiornamento continuo, alla riqualificazione professionale, all’adeguamento e alla riconversione delle competenze professionali. Per lo svolgimento dei corsi bisogna attendere il «bando» da parte del Fondo.

POCHI ISCRITTI «Nonostante l’importanza sociale e economica di Fba, la crescita professionale dei dipendenti delle aziende assicurative e finanziarie, con salvaguardia dei posti di lavoro, poche imprese si sono iscritte al fondo, per poca conoscenza della formazione finanziata. E, di quelle iscritte poche hanno presentato progetti formativi», sostiene Giorgio Cimagalli, presidente del Cesform. «Ciò è anche dovuto alla forma “burocratica” richiesta dal Fba per la presentazione dei progetti, (documentazione, analisi del piano finanziario, accettazione del calendario ed orario delle lezioni). In particolare, il progetto deve prevedere un accordo sindacale sottoscritto tra l’impresa e i rappresentanti dei lavoratori presenti in azienda e appartenenti alle organizzazioni sindacali a livello provinciale. Questo ultimo caso, presenta non poche difficoltà nel reperire le necessarie firme delle tre organizzazioni sindacali». Così, diversi centri di formazione, come il Cesform, si sono assunti, su mandato delle compagnie l’onere di svolgere tutta la parte burocratica per potere avere i corsi formativi richiesti, sollevando le aziende da tutti i problemi procedurali e dagli oneri delle gestione amministrativa della formazione finanziata. In tutto questo che ne è della qualità? Difficile darne un quadro omogeneo: alcuni affermano che i corsi super scontati tengono in poco conto della profondità di contenuti, altri sostengono che la domanda di una formazione più attenta si accentua proprio nei momenti di crisi.

OBBLIGO? NO, NECESSITA’ Ma di là del top management, esistono bisogni formativi che oggi vengono trascurati? «Occorre fare una considerazione preliminare: la formazione assicurativa è ancora vissuta dalle persone coinvolte come un obbligo e non come una opportunità» risponde Cimagalli. «L’esperienza di questi primi tre anni ha evidenziato, al contrario, la assoluta necessità dell’obbligo formativo, anche nell’ottica della tutela del cliente. Si è, infatti, spesso evidenziata, dai risultati dei test di verifica, la mancanza di una corretta e completa conoscenza della materia assicurativa anche da parte di operatori che hanno esercitato l’attività da molti anni, ma anche la loro difficoltà a rimuovere convincimenti ormai radicati e del tutto erronei. La presunzione di sapere, quasi sempre fondata su conoscenze acquisite attraverso un unico rapporto di lavoro, ha portato molti a costruirsi un personale universo che non corrisponde del tutto alla realtà ma che viene offerto ai clienti come verità assoluta. Certo, l’Isvap ha effettuato qualche controllo sull’aggiornamento formativo ma numericamente è del tutto insufficiente: l’Autorità potrebbe avvalersi anche delle risorse della Guardia di Finanza diffuse su tutto il territorio nazionale, come le consente la legge 209/2005 del Codice delle Assicurazioni, ma per ora non risulta lo abbia mai fatto. L’obbligo formativo rimane così ancora un limbo del quale non si conoscono i contorni; certo è che, rispetto ai circa 250.000 soggetti iscritti al Rui, cui dovrebbero aggiungersi almeno il doppio di collaboratori non da iscrivere ma soggetti all’articolo 42, il numero di allievi dei corsi erogati dai pochissimi istituti veramente qualificati è di poche decine di migliaia. A questa evidenza possiamo forse aggiungere la formazione di prodotto erogata dalle compagnie, ma che si limita usualmente agli intermediari titolari», continua Cimagalli. «L’evidenza dei numeri è la prova inequivocabile che il mondo assicurativo è ancora in buona parte privo di formazione oppure formalmente in regola con attestazioni interne di dubbia validità. Ogni attività svolta professionalmente e in modo qualificato deve, invece, porre l’obbligo della formazione permanente; la maggior parte delle professioni è soggetta a mutamenti per l’evoluzione tecnica e normativa (medici, commercialisti, e tante altre categorie sono assoggettati all’aggiornamento professionale annuale) e il professionista, se vuole continuare ad essere tale deve aggiornarsi», conclude Cimagalli. «In particolare l’obbligo è fondamentale quando si tratta di professioni che devono tutelare, le necessità di sicurezza e di previdenza dei consumatori, come nel settore assicurativo. L’obbligo formativo, se svolto bene, sta contribuendo al miglioramento del livello professionale degli operatori a tutto beneficio del servizio e della trasparenza e correttezza. La formazione contribuisce a far crescere le realtà, spesso piccole e limitate, dell’intermediazione, trasformando gradatamente l’attività individuale in attività d’impresa. Lo stiamo verificando dalla scelta dei titoli del nostro catalogo dei corsi di aggiornamento professionale: dopo una prima frequenza a corsi di tecnica assicurativa spesso ci si orienta su corsi di tecnica gestionale e comportamentale, per preparare le basi per una organizzazione da piccola impresa».

Tratto da il GIORNALE DELLE ASSICURAZIONI – n.6, giugno 2010